Podcast 020 – Gli spazi di libertà sulle reti non si toccano! I feel like an anarchist!

Vi propongo un nastro del 1994 sui diritti di libertà delle BBS (bulletin board systems, gli antenati dei siti Web e dei blog) e in generale del cyberpazio. Mi sembra appropriato in questi giorni, quando accade che su un ddl sull’editoria – stavolta è il turno di di Ricardo Franco Levi – girino ancora (ANCORA!) sospetti che il potere politico voglia limitare, con autorizzazioni, notifiche e balzelli, la libertà di espressione. Nella registrazione da Radio d’Urto di Brescia del 27/12/1994 parlano: un sysop di una bbs inquisita, Gomma, Sandrone Dazieri e Stefano Rodotà.
Nei primi anni Novanta, gestire una Bbs era una cosa bellissima: in casa tua, con pochi soldi e senza chiedere permesso a nessuno [no provider, no hosting, niente!] mettevi su un servizio telematico per te e i tuoi amici. Insomma una piccola forma di vera, illimitata libertà (ma la libertà può essere limitata?) di comunicare. Poteva tale meraviglia durare a lungo? Figuriamoci, e fu così che gli invidiosi politicanti, i mass media, alcuni magistrati, qualche cybercarrierista e le new entry della telematica commerciale tanto fecero e sbrigarono per REGOLAMENTARE LE BBS che si creò una melma ideologica (UNA MENATA INFINITA) da cui noi libertari ci salvammo solo grazie all’avvento a sorpresa del Web aperto al pubblico. Così mentre i censori e recintatori volevano ingabbiare un cyberspazio, ne venne fuori un altro molto molto molto più grande, un pelino più complicato da recintare. Poi, i recinti li hanno fatti anche sul Web, ma son pieni di buchi, come è giusto che sia. La cosa interessante è che ciclicamente qualcuno dei suddetti ogni tanto ci prova a tirare su paletti e steccati, il popolo delle rete si incazza, i politici mischiano le carte, la libertà viene limitata e andiamo avanti così
 E’ quello che sta succedendo anche oggi, Italia ottobre 2007, per via del ddl sull’editoria a opera del sottosegretario alla presidenza del Consiglio per l’editoria Ricardo Franco Levi. Il quale bersagliato dai blogger si scherma: “Con il provvedimento che tra pochi giorni inizierà il suo cammino in Parlamento non intendiamo in alcun modo né ‘tappare la bocca a internet’ né‚ provocare ‘la fine della Rete’. Non ne abbiamo il potere e, soprattutto, non ne abbiamo l’intenzione… Niente, dunque, è stato ed è più lontano dalle nostre intenzione della volontà di censurare il libero dibattito dei e tra i cittadini… quando prevediamo l’obbligo della registrazione non pensiamo alla ragazzo o al ragazzo che realizzano un proprio sito o un proprio blog… ” Ma (E TE PAREVA!) ecco la chiusura che ci allarma: “Siamo consapevoli che, soprattutto quando si tratta di internet, di siti, di blog, la distinzione tra l’operatore professionale e il privato può essere sottile e non facile da definire. Ed è proprio per questo che nella legge affidiamo all’Autorità Garante per le Comunicazioni il compito di vigilare sul mercato e di stabilire i criteri per individuare i soggetti e le imprese tenuti ad iscriversi al Registro degli Operatori.”
State pronti perché ne vedremo delle belle!
Per quanto mi riguarda non torno indietro un passo da quello che pensavo nel 1994 sulla regolamentazione del cyberspazio, per cui ancora oggi sono dalla parte di chi lotta, sbraita, strilla, fa casino in ogni modo perché la libertà di comunicare sia ASSOLUTAMENTE tale.
Quindi buon ascolto del podcast e se avete voglia leggete l’articolo che come redazione di Decoder publicammo nel 1995 nel pieno del dibattito della regolamentazione delle BBS. E’ di grande attualità!

Per finire la mail che il mio amico Aaron ha inviato a Levi

Buongiorno On. Levi, mi sembra evidente che, pur con buone intenzioni, il disegno di legge di cui all’oggetto ha qualche intrinseco problema. In particolare, bisogna rendere CHIARO chi siano i “soggetti editoriali”. Mi spiego: se da una parte “www.corriere.it” e’ EVIDENTEMENTE un “soggetto editoriale”, con uno SCOPO DI LUCRO, una pubblicazione regolare, una controparte cartacea etc, NON LO SONO quelle migliaia di siti e blog di normali persone, come me e decine di miei amici che – in un ASSOLUTO SPIRITO DI PLURALITA’ DELL’INFORMAZIONE GARANTITO DALLA POSSIBILITA’ DI ESSERE RAGGIUNTI DA CHIUNQUE (via mail o lasciando dei commenti sul blog stesso, o via IM, o su Twitter, o su Second Life persino, le possibilita’ non mancano) – semplicemente “scrivono”. Per passione, perche’ hanno qualcosa da dire, o per far sapere al mondo che cosa hanno mangiato la sera prima. Sentiamo tanto parlare di “fuga di cervelli”: la prego, On. Levi, a nome del Popolo Della Rete, la preghiamo: non costringeteci alla Fuga Dei Server. Ci metteremo meno di un giorno a migrare i nostri files alle Isole Caiman, e tutto quello che avrete ottenuto sara’ di aver complicato la vita a decine di migliaia di persone che, tutto sommato, non se lo meritavano e che, ancora una volta, mediteranno se restare in Italia o andarsene una buona volta. Tanti lo hanno gia’ fatto. Le chiedo quindi di adoperarsi per esplicitare in questo Disegno di Legge in maniera CHIARA che pubblicazioni su Internet con periodicita’ NON FISSA e SENZA SCOPO DI LUCRO NON SIANO da considerarsi SOGGETTE alla STRETTA BUROCRATICA del ROC. Restano ovviamente fermi tutti i punti sulla pluralita’ e raggiungibilita’ di queste informazioni e soggetti – peraltro gia’ evidenti a chi sappia cosa e’ un blog o un sito personale – che sembrano essere un po’ il “cuore” di questo DDL. Grazie e buon lavoro, Aaron Brancotti/Babele Dunnit

Durata del podcast 74 minuti, preceduta da  “Action” dei Grey Area, un mitico gruppo  della prima scena techno  milanese
CLICCA QUI PER ASCOLTARE/SCARICARE IL PODCAST “DIRITTI DELLE BBS E NEL CYBERSPAZIO”, registrato a Radio Onda d’Urto, 27/12/1994


Vai all’editoriale di Decoder dl 1995 sulla regolamentazione delle BBS